Impostazione cookie

Inquadramento territoriale e storico

Pettorano sul Gizio sorge a 656 metri di altitudine, ai piedi del Monte Genzana, in una posizione di controllo naturale sull’alta valle del fiume Gizio. Il territorio restituisce tracce di frequentazione antica con ritrovamenti di età italica e romana, ma l’attuale impianto urbano è di chiara origine medievale. Il borgo conserva una struttura compatta, segnata da porte urbiche, palazzi nobiliari e un sistema difensivo che riflette il ruolo strategico del sito nel Medioevo.

Tra i monumenti di maggiore interesse figurano il Castello e la Torre Longobarda, il rinascimentale Palazzo Cantelmo, la Castaldina barocca (residenza del Castaldo), oltre ai palazzi Orsini, Croce e Vitto-Massei. Il patrimonio religioso comprende le chiese di San Nicola, San Giovanni (XII secolo), San Rocco, San Dionisio e la Madonna della Libera. Il paesaggio naturale, elemento strutturale dell’identità locale, è integrato nella Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio, dove le sorgenti del fiume hanno storicamente alimentato mulini e ramiere.

Economia tradizionale e trasformazioni sociali

Agli inizi del Novecento, Pettorano contava oltre cinquemila abitanti. L’economia locale si fondava su un sistema complesso in cui agricoltura, allevamento e sfruttamento del bosco erano strettamente integrati. Accanto alla viticoltura, all'olivicoltura e all’allevamento ovino, la risorsa decisiva era il patrimonio forestale del Genzana: la produzione di legname e carbone costituì per decenni la principale fonte di reddito.

I pettoranesi, esperti carbonai e taglialegna, svilupparono reti commerciali di vasta portata che li portarono a lavorare per lunghi periodi fuori regione. La crisi del settore boschivo negli anni Cinquanta determinò tuttavia una frattura profonda: la popolazione iniziò a diminuire drasticamente a causa di due grandi ondate migratorie, dirette prima verso le Americhe (Argentina, Brasile, Stati Uniti) e successivamente verso Canada, Venezuela, Australia ed Europa. Oggi l'economia si è riconvertita verso il turismo culturale e naturalistico, pur mantenendo produzioni agricole d’eccellenza come olio e ortaggi.

Andamento demografico

Inizi XX sec: 5.200 abitanti

Anni 50: 4.250 abitanti

Anni 80: 1.300 abitanti

Oggi: 1.300 abitanti

Il sistema festivo: continuità e mutamenti

Le tradizioni di Pettorano mostrano una forte persistenza di elementi arcaici: il culto del fuoco, il rapporto con i defunti, il travestimento, la satira pubblica e la dimensione comunitaria del rito.
Capodanno: L’anno si apre con la suggestiva Serenata di Capodanno, un rito propiziatorio di canti e musiche che un tempo fungeva da questua solidale per le donne del paese.
Sagra della Polenta (primi di gennaio): Istituita negli anni Cinquanta, è oggi l'evento gastronomico più noto, nato per celebrare l'alimento simbolo dei lavoratori del bosco.
Sant’Antonio Abate (17 gennaio): Il fuoco diventa protagonista con i falò di quartiere e la tradizionale benedizione degli animali.
Carnevale: Il borgo si anima con il Testamento, un momento di satira pungente in cui la parola diventa strumento di libertà e denuncia sociale.
Pasquetta e Luglio: La rinascita della natura è celebrata il Lunedì dell’Angelo in onore di Santa Margherita, festeggiata solennemente anche il 12 e 13 luglio insieme a San Benigno.

Riti scomparsi e memoria popolare

L'anno della tradizione iniziava a novembre con il "Capotempo" (capetiémpe).
1-2 novembre: Si usava lasciare la tavola apparecchiata per permettere ai defunti, di passaggio nella notte, di rifocillarsi.
San Martino (11 novembre): Ogni quartiere preparava un pupazzo di paglia con una testa di zucca intagliata e illuminata, ornata con corna di capro, poi bruciato dopo una processione.
San Sebastiano (20 gennaio): La sera della vigilia, la statua del Santo veniva traslata per unirsi a quella di Sant'Antonio. Seguiva la benedizione dei fuochi e la distribuzione rituale di carboni e ceneri.
Lunedì dell’Angelo: I giovani si recavano alle sorgenti del fiume per cogliere ramoscelli di bosso, annunciando così l’arrivo della primavera.
Luglio: I giovani di Pettorano e Sulmona usavano immergersi nelle acque del Gizio presso la "Cascata dell’acqua" (Forma Grande), attribuendo all'abluzione poteri rigenerativi.
San Rocco (16 agosto): Si svolgeva una riffa per l'acquisto di pietre da lanciare contro un gallo legato a un palo; il volatile spettava a chi sferrava il colpo mortale.
Madonna del Carmine (settembre): Segnava la fine dell’estate e l’inizio della transumanza, culminando con il tradizionale "ballo delle pupazze".

Società e legami territoriali
Per lunghi periodi dell’anno il paese era abitato prevalentemente da donne, poiché gli uomini erano assenti per lavoro. I rapporti con Sulmona erano intensi per via del mercato, mentre scambi costanti avvenivano con i centri dell’Alto Sangro. Un legame speciale univa Pettorano a Scanno, oltre il Genzana: le due comunità condividevano il pellegrinaggio a San Gerardo (Val Comino) e frequenti legami matrimoniali.