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Inquadramento territoriale e storico

Scanno sorge a 1.050 metri di altitudine, al termine delle Gole del Sagittario, in una posizione che lo colloca come punto di passaggio e di controllo tra l’alta montagna e la Valle Peligna. Le origini dell’abitato risalgono almeno all’anno Mille, ma numerosi ritrovamenti archeologici attestano una frequentazione di età romana dell’area. L’attuale impianto urbanistico conserva in modo straordinario le architetture medievali, rinascimentali e barocche. Il paese è caratterizzato da un tessuto compatto di case in pietra, vicoli stretti, piazze e palazzi nobiliari che testimoniano l’antica ricchezza legata alla pastorizia. Accanto al lago di Scanno, elemento paesaggistico identitario, si distinguono numerose chiese – tra cui Santa Maria della Valle (XII secolo), Santa Maria di Costantinopoli (XV secolo), San Rocco (XV secolo), San Giovanni Battista (XVI secolo), Santa Maria delle Grazie (XVIII secolo), Sant’Antonio Abate – oltre ai palazzi Mosca, Serafini, Tanturri De Horatio e Di Rienzo. il Museo della Lana racconta il ruolo centrale di Scanno nel sistema pastorale appenninico.

Economia tradizionale e trasformazioni sociali

La ricchezza del paese era fondata quasi esclusivamente sulla pastorizia transumante, che fece di Scanno uno dei centri più prosperi dell’Appennino interno. Intorno all’allevamento ovino si svilupparono le industrie della lana e della tintoria, attività altamente specializzate. La tintura avveniva attraverso procedimenti originali: si estraevano i pigmenti da piante, radici, cortecce e insetti, mentre solo l’indaco veniva acquistato dall’esterno. Questo sapere tecnico locale generò una produzione di qualità, capace di sostenere un’economia articolata e duratura. La crisi dell’industria armentaria, avviata nella seconda metà dell’Ottocento e aggravata nel Novecento dalla riforma agraria, dallo smantellamento dei latifondi e dalla fine dei pascoli nel Tavoliere pugliese, provocò un rapido declino economico e un forte spopolamento. Oggi Scanno vive principalmente di turismo, artigianato e, in misura ridotta, di allevamento ovino e produzione casearia. Persistono attività alberghiere, ristorative, agriturismi, maneggi, imprese edilizie e boschive, oltre alla produzione di miele. Il turismo invernale è sostenuto dagli impianti di risalita. Elemento distintivo è la persistenza dell’artigianato orafo, praticato ancora secondo tecniche tradizionali con l’uso dell’osso di seppia come stampo e del bulino per l’incisione. I gioielli – presentosa, circeglie, laccio, amorino – sono divenuti simbolo identitario del paese. Caratteristici sono i lavori di ricami al tombolo (merletti) o all'uncinetto (coperte e centri), che si tramandano di generazione in generazione, attraverso specifici cors.

Andamento demografico

Inizi del Novecento circa 3.766 abitanti

anni Cinquanta 4.000 abitanti

anni Ottanta 2.615 abitanti

2003 2.275. abitanti

Il sistema festivo: continuità e mutamenti

Il calendario delle celebrazioni di Scanno è un intreccio di devozione religiosa e sfide rionali, dove il fuoco e il canto giocano un ruolo centrale:

Le Glorie di San Martino (11 novembre): Una festa che affonda le radici nella leggenda del Santo rifugiatosi nella grotta di contrada Decontra. I ragazzi raccolgono legna sulle alture (Cardella, Plaia) per accendere imponenti falò. La celebrazione assume i toni di una sfida tra rioni per chi fa ardere la "Gloria" più a lungo, in un clima di canti e libagioni.

SantAntonio di Padova (13 giugno): Anticamente legata al ritorno definitivo delle greggi dalla Puglia, è oggi una festa di grande impatto scenografico. Un corteo di muli carichi di rami e buoi bianchi che trascinano lunghi tronchi attraversa il paese, accompagnato dalle donne con ceste di pagnottelle decorate. Il legno e il pane vengono benedetti davanti alla chiesa barocca e donati ai frati e ai fedeli.

Il Catenaccio (Agosto): Rievocazione dell’antico corteo nuziale (Ju Catenacce). Gli sposi e gli invitati sfilano in costume tradizionale festivo, ordinati per grado di parentela, esibendo i gioielli rituali dell'artigianato locale.

Completano il calendario la Settimana Santa (processione del Cristo morto e degli incappucciati), il Corpus Domini, la Madonna del Carmine (16 luglio) e Sant’Eustachio (20 settembre), patrono del paese. Tra le feste di nuova fondazione si segnalano il Presepe vivente e il Premio Scanno

Riti scomparsi e memoria popolare

La memoria collettiva di Scanno custodisce usanze di grande spessore antropologico che uniscono la questua al divertimento comunitario:

La Serenata delle Chezette (5 gennaio): La sera della Befana, gruppi di giovani si recano sotto le finestre delle ragazze per cantare serenate "ridanciane" fino a ottenere promesse di cibo. Il giorno dopo si raccolgono i doni per poi consumarli tutti insieme, cantori e donatrici, in una cena conviviale.

SantAntonio Abate e le Sagne (17 gennaio): Rito legato alla storica famiglia Di Rienzo, un tempo grandi proprietari di greggi. Davanti al loro palazzo venivano poste grandi caldaie di rame ricolme di "sagne con la ricotta" benedette dal prete e distribuite ai devoti.

Il Corriere di Carnevale: In passato, la distribuzione delle sagne segnava l'inizio del Carnevale. Un "corriere" su un asino recalcitrante annunciava a suon di tromba l'apertura del periodo più folle dell'anno, unendo così la devozione al Santo alla licenziosità della festa mascherata.

La fuliggine e i campanacci: Durante le Glorie di San Martino, resta viva l'usanza dei ragazzi di tingersi il viso di nero con la fuliggine del fuoco, danzando e agitando grossi campanacci per produrre frastuono, un antico gesto rituale di carattere purificatorio o apotropaico.

La memoria orale restituisce il mondo della transumanza: lungo il tratturo ci si ricongiungeva ai pastori di Pescasseroli, percorrendo anche dieci chilometri al giorno. In seguito le greggi vennero trasportate in treno, da Pettorano o Anversa, e poi su camion.Un tempo erano i padroni a scegliere i pastori; con la crisi della pastorizia accadde il contrario. La paga era bassa ma fissa, integrata da pane, formaggio e grano. Scanno, con circa duecento pastori salariati, era considerato un paese ricco. I grandi proprietari costruirono palazzi imponenti, pur vivendo spesso altrove.