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Inquadramento territoriale e storico

Arroccato sul monte Argoneta a 920 metri di altitudine, Villalago domina l'antica Valle de Lacu, un bacino naturale segnato dai laghi di Scanno e di San Domenico. Il toponimo Villa de Lacu rimanda a un'origine altomedievale precedente al fenomeno dell'incastellamento. Il destino del borgo mutò radicalmente nell'XI secolo con l'arrivo di San Domenico di Foligno, che scelse il Sacro Speco per il suo ritiro eremitico e fondò il monastero di San Pietro in Lacu. Il sistema benedettino trasformò la valle, portando coloni da Valva e strutturando un'economia idraulica complessa. Dopo secoli di dominazione feudale, spesso segnati dai soprusi dei baroni Belprato, la popolazione si ribellò costituendosi in libera Università, un atto che ha lasciato una profonda impronta di indipendenza nell'identità locale.

Economia tradizionale e trasformazioni sociali

In un territorio aspro e "avaro" di risorse, la sopravvivenza dei villalaghesi si è basata su una cura minuziosa della montagna.

Agricoltura e Pastorizia: Ogni lembo di terra veniva dissodato e ripulito dal pietrame. Spiccava la coltura del mandorlo, considerato sacro. La pastorizia era prevalentemente caprina, favorita dal sarapullo (timo locale), un'erba nutriente che rendeva il latte di capra prezioso per l'infanzia e per formaggi rinomati.

Artigianato d'eccellenza: Villalago vantava abili costruttori di arche (contenitori in faggio assemblati senza chiodi e incisi a fuoco), oltre a muratori esperti in pietre a secco. Curiosa era l'attività stagionale in Puglia: gruppi di villalaghesi, guidati da un "caporale", si recavano nel Tavoliere per bonificare i campi dai topi usando la trappola tradizionale chiamata valestr.

Il ruolo della donna: Vera colonna della società, la donna villaghese gestiva la casa, i campi, la tessitura e la complessa preparazione dei farinacei, in un'economia spesso basata sul baratto più che sul denaro. Oggi il paese vive di artigianato, Turismo, esercizi commerciali e di ristorazione; esercizi alberghieri.

Andamento demografico

Inizio XX secolo 1.689 abitanti

Anni '50 1.505 abitanti

Anni ’80 740 abitanti

Attuali 738 abitanti

Il sistema festivo: continuità e mutamenti

La vita rituale è quasi interamente dedicata al patrono San Domenico, festeggiato tre volte l'anno:

22 gennaio (Invernale): Caratterizzata dalle fanoglie, grandi falò accesi in ogni rione intorno ai quali la comunità canta e mangia.

Lunedì dopo Pasqua (Primaverile): Un solenne pellegrinaggio all'Eremo con le reliquie del Santo, seguito da un pasto comunitario sulle rive del lago.

22 agosto (Estiva): La festa più imponente, segnata dall'arrivo dei pellegrini di Fornelli (IS), che percorrono a piedi 80 km tra inni e preghiere.

Altre celebrazioni includono la Madonna delle Grazie (luglio), l'Addolorata (settembre) accompagnata da sette bambine, e il moderno Presepe Subacqueo nel lago di San Domenico. Riti scomparsi e memoria popolare

Riti scomparsi e memoria popolare

La memoria di Villalago è indissolubilmente legata all'acqua e alle sue strutture preindustriali:

Il Mulino e la Gualchiera: Attivo dal Cinquecento agli anni '60, il mulino era il cuore sociale della valle. Non era solo un luogo di lavoro, ma di scambio di notizie tra contadini di diversi paesi. La gestione era tecnica e familiare, spesso affidata alle donne.

La cultura del lago: Intere famiglie vivevano della pesca nel lago di San Domenico. Il pesce, pescato di notte, veniva venduto dalle donne o barattato con prodotti agricoli nella Marsica. In tempi di siccità, si ricorreva alle "piccozze di San Liunarde" (San Leonardo), testimonianza di una religiosità pragmatica legata alla sopravvivenza.

San Martino (11 novembre): I fidanzati celebravano le cosiddette "Sante Martinelle", un'antica usanza legata al ciclo stagionale e ai legami affettivi.

Affascinante era il rito divinatorio della Vigilia di San Giovanni (24 giugno): si metteva un albume d'uovo in una bottiglia d'acqua sul davanzale; la forma assunta dalla chiara l'indomani prediceva il futuro (una nave per la partenza, un campanile per il ritorno, una chiesa per il matrimonio).